Parlare delle migliori scarpe Altra da trail running significa raccontare una particolare filosofia della corsa. Il drop zero non è infatti solo una caratteristica di design, ma un modo di pensare il trail running e la prevenzione degli infortuni.

È importante premettere che non tutti sono concordi che il differenziale tacco-punta (detto appunto anche “drop”) di una scarpa abbia davvero una così grande importanza.

Non ci sono evidenze scientifiche incontrovertibili a riguardo, e il vecchio adagio “se non è rotto non aggiustarlo” è valido anche per la corsa. Se le nostre scarpe dal drop moderato e classico non ci hanno mai dato problemi e le prestazioni sono buone, non c’è motivo di sostituirle con delle drop 0.

Ma quello su cui tutti concordano è che le scarpe a differenziale nullo incoraggiano un appoggio del piede teoricamente più corretto ed una corsa più efficiente.

Non basta certo acquistare delle scarpe drop zero come le Altra per vedere i propri tempi scendere e i propri dolori sparire.

Tuttavia, con un adeguato periodo di rodaggio e rotazione di queste scarpe (periodo che può durare dei mesi), possiamo avere dei benefici, soprattutto se veniamo da una storia di infortuni.

Di certo è una nicchia di mercato ben specifica, nella quale la Altra se la vede soprattutto con Inov-8 e Topo Athletic, marchi che abbiamo raccontato in dei nostri articoli.

Per chiunque fosse interessato a questo tipo di prodotti, la Altra è di certo la realtà che dedica più ricerca e sviluppo al drop 0. Vediamo con che risultati.

La storia delle Scarpe Altra da Trail Running

Drop Zero

Orem, città dello Utah, all’ombra delle Montagne Rocciose, una delle più vaste catene montuose della terra.

Un ragazzo siede nella sua cucina, a braccia conserte, davanti al forno. Ma non sta aspettando una torta, né altro di commestibile.

Sul tavolo, sparsi in un caos da scienziato pazzo, testi universitari sugli infortuni da corsa e sulla biomeccanica. Appunti, scarabocchi, intere pagine evidenziate emergono da quel caos.

Il timer finalmente suona. Il ragazzo, che si chiama Golden Harper, estrae le scarpe da corsa dal forno, facendosele saltare da una mano all’altra, imprecando.

Si infila dei guanti ed estrae un pezzo delle scarpe: l’intersuola, quel cuscinetto che sta tra il piede e la suola, e che ammortizza ogni passo. Tra il tallone e la punta la differenza di altezza (detta “drop”) dell’intersuola che ha in mano è di 12 mm.

Niente di strano per delle scarpe da corsa, ma secondo Golden Harper è una follia, è tutto sbagliato. Scuote la testa e con il gomito sgombera il tavolo dai libri che sta studiando da mesi. È ora di mettersi al lavoro.

Prende un coltello e taglia l’intersuola, concentrato, cercando di essere il più preciso possibile. Sotto le sue mani di improvvisato chirurgo calzolaio quei 12, inutili mm cadono sul tavolo.

Un sorriso di soddisfazione gli si stampa in faccia, mentre aspetta che la scarpa si raffreddi, guardando le vette di 3.000 m dei monti Wasatch fuori dalla finestra.

È là, tra i sentieri delle Montagne Rocciose, che la sua idea deve messa alla prova. Un’idea di corsa in montagna diversa, altra, che permetta di correre più veloci, e senza infortuni. Un delirio da scienziato pazzo?

Folle o no, l’idea nella sua testa ha già un nome: “Zero Drop”. E, Golden Harper è certo, la corsa non sarà più la stessa da quando quell’idea diventerà realtà.

Nati per correre… scalzi?

L’idea del drop, o differenziale, pari a 0 è nata osservano i runner che venivano nel negozio di attrezzature sportive di suo padre. Gente allenata, preparata, con un’alimentazione e un programma di corsa ineccepibile, ma… soggetta a continui infortuni. Come mai?

Golden Harper approfondisce questo suo interesse per la corsa con gli studi al college. Dov’è la causa ultima di quei dolori alle gambe, alla schiena, alle articolazioni? Per quale motivo così tante persone smettono di corre, stufe dei continui stop forzati?

Il mondo della corsa pare aver trovato una soluzione. Siamo alla fine degli anni ’10 del 2000, e il best seller “Born to run” ha gettato un gigantesco macigno nello stagno del running.

Il libro racconta le gesta dei Tarahumara, un popolo messicano di corridori “naturali”, che scalzi o poco più riescono a gareggiare in ultramaratone di montagna, senza infortuni. E spesso piazzandosi nei primi posti.

“Born to run” è più di un libro, è un manifesto. Improvvisamente tutti vogliono correre scalzi, o in maniera più “naturale”. Certo, l’idea è affascinante: chi non vorrebbe rinunciare ad ogni artificio, scarpe comprese, e correre per centinaia di km senza sentire dolore? Ma è davvero fattibile?

Golden Harper e il suo compagno di scuola Brian Beckstead pensano di sì. E non certo per il libro: loro questa idea ce l’hanno in testa già da un po’, e credono anche di avere trovato la soluzione.

Il vero vaso di Pandora è il drop. Le scarpe usate dai runner hanno un differenziale tacco-punta eccessivo. Il risultato? I runner corrono male, atterrando di tallone e non usando le dita dei piedi, che invece sono parte del movimento corretto della corsa.

In questo modo la meccanica della corsa è stravolta, e il corpo protesta, fino a costringere a fermarsi.

La soluzione è semplice e rivoluzionaria: ridurre quel differenziale a 0. In questo modo il runner corra come farebbe a piedi nudi, ma con la protezione di una scarpa.

È così che si eviteranno gli infortuni, rafforzando tutti i muscoli e i tendini che usavano i nostri antenati quando la corsa era questione di sopravvivenza.

Scarpe quindi “piede a terra”, ma anche con più spazio per le dita dei piedi. Che in questo modo si allargano e contribuiscono alla spinta.

Un’altra filosofia di corsa

Questo sogno ha bisogno di sostanza, e nel 2010 i due ragazzi arrivano a ipotecare la casa del padre di Brian per costruire il loro primo prototipo. Il primo test è già estremo: una 100 miglia, 170 chilometri di corsa.

La cavia è lo stesso Brian, che durante la gara si accorge di avere ore di vantaggio rispetto all’anno precedente, e nessun dolore. Il sogno è ora decisamente più concreto.

Alterare lo stile di corsa, proponendo un altro stile, è il loro obiettivo. E il marchio che fondano non può allora che chiamarsi “Altra”, un’altra scarpa per un’altra corsa.

L’anno dopo caricano i loro prototipi su una Subaru e partono per un road trip attraverso l’America. Propongono le scarpe Altra ad ogni negozio specializzato che incontrano, e iniziano a farsi conoscere.

Nel 2012 vincono il premio “Best Debut” della rivista Runner’s World. Nel 2013 le loro vendite crescono del 300%, e il trend continua a salire.

La nicchia è pronta ad accogliere gli appassionati di “corsa naturale” delusi da esperimenti falliti come le Five Fingers della Vibram. Esperimento radicale che si era risolto con centinaia di richieste di rimborso, visto che le scarpe non mantenevano la promessa di prevenire gli infortuni, anzi.

La Altra si propone di essere la scarpa per tutti quelli che vogliono imitare i Tarahumara, ma senza rinunciare alle comodità e alle tecnologie di altri modelli in commercio.

Infatti se in quanto a drop le scarpe Altra da trail running sono minimaliste, in quanto a cushioning (ammortizzazione) offrono una discreta protezione a piede.

Piede che quindi appoggia di piatto (o meglio, rulla “naturalmente” dal mesopiede alla punta, come si fa se si prova a correre a piedi scalzi), ma è comunque protetto dall’impatto con il terreno.

Le migliori offerte

Per cominciare diamo un’occhiata alle migliori offerte di scarpe Altra da trail running. Nel prossimo capitolo proponiamo invece le nostre recensioni dei migliori modelli secondo noi.

Bestseller No. 2
ALTRA Scarpa Lone Peak all-WTHR Mid Uomo, Black, US 11
  • Attività specifica: Trail running, Escursioni in montagna, Nordic walking
Bestseller No. 5
ALTRA Scarpe Olympus 4 Uomo, Blue, US 12
  • Attività specifiche: trail running

Le 4 Migliori Scarpe Altra da Trail Running: Recensioni

Altra Lone Peak 5

Iniziamo il viaggio tra le scarpe Altra da trail running con le Lone Peak, “Picco Solitario”, caratterizzate dai marchi di fabbrica zero drop e pianta larga.

Come tutte le scarpe Altra, saranno amate da chi ha i piedi larghi o cerca piattaforme ampie e stabili, un po’ meno da chi ha i piedi stretti e può sperimentare dei lievi slittamenti

Le Lone Peak 5 sono pensate per essere un ottimo modello di transizione da una scarpa “normale” da corsa in montagna a una drop 0.

Questa transizione può durare anche dei mesi, e prevede di abituare il corpo alla nuova meccanica di corsa in maniera graduale. È bene quindi alternare queste scarpe con altre più classiche, almeno nel primo periodo.

Le Altra Lone Peak hanno 25 mm di schiuma “Alter Ego” tra i piedi e il terreno: un’intersuola piuttosto solida e decisamente stabile, soprattutto se combinata con il differenziale nullo.

Il paraurti anteriore aggiunge un po’ di materiale extra per proteggere le dita dall’impatto indesiderato con la roccia. La tomaia in rete a trama fitta è molto traspirante ma allo stesso tempo protettiva.

Inoltre troviamo degli attacchi per le ghette (conosciuti come Gaitortrap) sulla linguetta e sul tallone

Il design della suola è chiamato “Trailclaw“, artiglio da sentiero, e vede dei tasselli allineati nella parte anteriore con i metatarsi, per creare una trazione reattiva sotto l’avampiede.

Il sistema è ottimo su fango e detriti, meno sulla roccia liscia e bagnata, dove la gomma MaxTrac si trova più in difficoltà.

Nonostante l’ampia piattaforma, queste scarpe si piegano e si flettono abbastanza da rimanere sensibili. Non aspettiamoci quindi un piede anestetizzato in stile Hoka. Come nelle versioni precedenti, le Altra Lone Peak 5 fanno un ottimo lavoro bilanciando protezione e sensibilità sotto i piedi.

La sensazione di stabilità durante la corsa dipende molto dall’abitudine e dal tipo di piede. Come già detto, chi ha un piede più largo si troverà meglio. Lo stesso dicasi per il comfort generale, che è comunque migliorato rispetto alle precedenti edizioni grazie alla combinazione di un’intersuola ammortizzata e delle solette.

Chiaramente Altra abbraccia la filosofia del foot-splay, ovvero delle dita che si allargano all’impatto con il terreno e contribuiscono alla spinta. Per questo motivo l’avampiede delle Lone Peak 5 ha un sacco di spazio per l’espansione.

Pesando meno di 300 grammi, queste scarpe sono relativamente leggere considerando il grado di protezione e di stabilità che sono in grado di garantirci.

In definitiva le Altra Lone Peak sono delle scarpe ideali per passare al mondo (per molti misterioso) del drop 0. Dovrebbe dare loro una chance anche chi ha il piede largo e, al di là del differenziale, sta cercando una scarpa che si accordi meglio alla sua anatomia.

Altra Olympus 4

Le scarpe drop 0 non devono essere necessariamente “piede a terra”: non siamo tutti dei Tarahumara! La caratteristica delle scarpe Altra da trail running è quella di essere adatte anche a chi non ha voglia di provare l’ebbrezza (e la pena!) della corsa a piedi nudi.

Così si spiega un prodotto particolare come le Altra Olympus 4: drop 0, ma un generoso cuscino di 33mm (roba da Hoka) tra il piede e il sentiero. E, ovviamente, la classica forma a pianta larga di casa Altra.

Anzi, va detto che il puntale delle Olympus 4.0 è decisamente ampio, anche per gli standard Altra. Se confrontata con una scarpa come la Timp 2, l’Olympus è nel complesso più spaziosa, e in particolare nella punta del piede.

Con un peso dichiarato di 329 g, queste scarpe non sono certo dei pesi piuma, ma nessuna scarpa così ammortizzata lo è. La sensazione sul sentiero non è molto diversa da quella di una (più leggera) Hoka Speedgoat 4, ad esempio.

La tomaia della Olympus 4.0 è totalmente rinnovata rispetto alla versione precedente. Il materiale a rete che Altra utilizza in questa scarpa è molto più morbido, leggero ed elastico di alcuni dei materiali utilizzati nelle scarpe precedenti.

L’intersuola offre poi una corsa morbida e ammortizzata. Nel complesso, la nuova versione dell’Olympus si sente però un po’ più solida sotto i piedi, anche se ha la stessa altezza dello stack del suo predecessore.

Chi ama i morbidi cuscini Hoka o alle vecchie Olympus potrebbe trovare queste scarpe un po’ troppo ferme, ben più di quanto la loro altezza da terra suggerisca.

Caratterizzata da una suola Vibram Megagrip e da un disegno a tasselli completamente rinnovato, la suola delle Olympus 4.0 è enormemente migliorata rispetto alla versione precedente. C’è molta meno schiuma esposta e molta più gomma sulla suola della versione 4.0 rispetto a quella della 3.5.

I tasselli sono relativamente vicini tra loro e non sono molto grandi, il che funziona benissimo sui sentieri più lisci per cui è progettato l’Olympus. In condizioni più umide, la mescola Vibram Megagrip fa un ottimo lavoro anche su rocce e radici bagnate.

Come scarpa da trail massimalista, la Altra Olympus 4.0 è sicuramente progettata per affrontare lunghe corse mantenendo i piedi protetti. Non sorprende che i ritmi più lunghi e lenti siano sicuramente quelli in cui la scarpa brilla.

Si tratta di una scarpa fantastica per gli appassionati del drop zero e con punta larga, che cercano una scarpa con grande ammortizzazione, ma che sono stanchi della sensazione Hoka.

La vestibilità accomodante, l’intersuola spessa e la suola versatile delle Olympus 4.0 ne fanno un’ottima scelta per chiunque cerchi di correre a lungo su percorsi relativamente non tecnici.

ALTRA AL0A4VQM Olympus 4 scarpa da trail running da uomo, Nero (Acciaio nero.), 40 EU
  • Peso: 329 g.
  • Intersuola: EVA modellato a compressione
  • Suola: Vibram MegaGrip

Altra Superior 4.5

Con le Altra Superior 4.5 torniamo sul versante del minimalismo: drop 0 e soli 21 mm di altezza dell’intersuola da terra.

Questo significa che la sensibilità è totale: si sente ogni cm del trail, pur senza soffrirne.

È un difetto? Non certo per chi si orienta su una scarpa di questo tipo, che è pensata proprio per offrire un’esperienza da corsa a piedi nudi, con tutta la protezione e la tecnologia di una scarpa normale.

La stabilità è eccellente, come al solito quando si parla di Altra, e altrettanto lo è la flessibilità.

Davvero il piede si sente libero, e in questo modo tutti i muscoli del piede stesso, della caviglia e della parte bassa della gamba sono sollecitati nella corsa. E questo, sostengono i fan del drop 0, contribuisce a renderli più forti ed elastici.

Anche il tallone siede molto comodo, visto che non c’è un contrafforte rigido. Anche questa scelta è in linea con la proposta di “corsa naturale” della Altra, e spiacerà a chi vuole una caviglia più ferma e fissata alla scarpa.

Il nuovo mesh delle Superior 4.5 è più resistente agli strappi, protetto ai lati e sul tallone da uno strato protettivo di materiale più rigido. Nonostante questo, la tomaia nel complesso è molto traspirante.

La linguetta “Gaitertrap” è particolare e asimmetrica. Su un lato è di fatto la continuazione della tomaia, come se questa arrivasse a coprire interamente il collo del piede. Dall’altro lato è invece collegata alla tomaia da una membrana in stile calzino interno.

L’effetto è molto comodo, e non si registrano sfregamenti fastidiosi. Ottima anche come ghetta incorporata.

La suola TrailClaw delle Altra Superior 4.5 è in gomma MaxTrac, marchio di fabbrica della Altra da anni.

Il grip di questa scarpa è adatto a terreni medio-facili, ma non dà molta sicurezza su fango o rocce appuntite. D’altra parte non sono scarpe da terreni tecnici, anche vista la scarsa protezione fornita da tomaia e suola.

Una particolarità delle Altra Superior 4.5 è che vengono vendute con un rock-plate (piastra protettiva) inseribile. Il che significa che possiamo scegliere se usarlo o meno a seconda del tipo di tragitto che abbiamo in mente.

Si tratta di fatto di una seconda soletta interna in materiale plastico, da inserire sotto la prima.

L’intersuola Quantic è più ferma, protettiva e reattiva rispetto a quella delle Superior 4. Il risultato è un modello più veloce, che incoraggia tempi di contatto col suolo più brevi.

Anche grazie all’intersuola, le Altra Superior 4.5 sono scarpe sensibili come non mai, un parametro sul quale non temono davvero confronto con marchi e modelli più blasonati (vedi Salomon).

L’ammortizzazione non è completamente assente, ma parliamo di qualcosa di sufficiente solo per correre nel comfort fino alla mezza maratona.

Le Altra Superior 4.5 sono quanto di più simile al trail running a piedi nudi tu possa concederti, evitando eccessi radicali, pericolosi e inutili.

ALTRA Men's AL0A4VQB Superior 4.5 Trail Running Shoe, Yellow/Port - 9 M US
  • Peso: 252 g
  • Soletta: plantare sagomato da 6 mm con protezione StoneGuard rimovibile
  • Intersuola: Quantic con InnerFlex

Altra Timp 2

Le Altra Timp 2 sono completamente rinnovate rispetto alle edizioni precedenti. La tomaia presenta ancora più mesh (tessuto in rete) a doppia densità e meno sovrapposizioni. Ma la maggior parte della struttura è merito della vestibilità, che è un po’ più aderente rispetto alle versioni precedenti.

Buone notizie per chi di solito trova le Altra troppo larghe e “ballerine”.

La nuova intersuola delle Timp 2.0 pensiona la A-Bound che si trovava sulle Timp 1.5, in favore del nuovo materiale Quantic di Altra. Lo stesso materiale usato nelle Superior 4.0, che sono però meno alte dal suolo.

L’intersuola Quantic nel complesso funziona molto meglio sulle Timp 2.0 rispetto alle Superior 4.0. Le Timp 2.0 sono elastiche sotto i piedi come le Timp 1.5, ma l’intersuola fornisce anche un sacco di ammortizzazione e ritorno di energia.

Come nelle versioni precedenti della scarpa, le Timp 2.0 si sentono più minimali e vicine al suolo di quanto ci si potrebbe aspettare da una scarpa con un’altezza da terra di 29 mm.

La sensazione è di avere addosso una scarpa leggera, minimale e abbastanza veloce, con un piccolo cuscino in più. Un livello di ammortizzazione abbastanza protettivo da essere comodo per corse di qualsiasi lunghezza, ma non così morbido da risultare goffo nelle corse più veloci.

Per quanto riguarda la suola, Altra qui utilizza ancora una volta il design MaxTrac, che funziona bene in condizioni di neve, fango e argilla, e sembra favorire percorsi asciutti e più lisci. Purtroppo sulle rocce bagnate non si comporta bene come vorremmo.

Per concludere, come per le edizioni precedenti della scarpa, le Altra Timp 2.0 sono un’ottima scelta per i corridori che desiderano più ammortizzazione, ma che non sono pronti a fare il salto verso una scarpa “anestetizzante” come la Hoka Speedgoat.

Se stai cercando una scarpa massimale che fornisca una corsa estremamente morbida e protettiva e non si preoccupi tanto della sensazione al suolo o flessibilità, hai opzioni migliori rispetto alle Timp 2.0.

Ma se la maggior parte delle scarpe massimali ti sembra eccessiva, le Timp 2.0 meritano sicuramente un’occhiata.