Come ormai tutti gli appassionati di montagna sanno, dal 1° gennaio 2022 sciatori ed escursionisti invernali hanno l’obbligo di portare con sé il kit Arva (che più correttamente dovrebbe chiamarsi Artva: Apparecchio Ricerca Travolti in VAlanga).

Abbiamo dedicato un articolo a questi nuovi obblighi di legge, e rimandiamo a quella sede per ogni chiarimento.

Avere il kit Arva nello zaino è sufficiente per non incappare in contravvenzioni, ma non per essere sicuri. Se non sappiamo usare questi strumenti si tratta davvero di una spesa sprecata, quindi meglio familiarizzare con l’apparecchio di ricerca, la pala e la sonda.

In questo articolo cerchiamo di dare un’infarinatura sull’argomento, rimandando a prove sul campo e a corsi organizzati da istruttori competenti il consolidamento di queste nozioni.

Cosa fare in caso di valanga

Facciamo una premessa: se usciamo per un’escursione in solitaria, l’Arva non ha molto senso. Il kit si basa infatti sul concetto di invio/ricezione, quindi abbiamo bisogno di compagni che abbiano a loro volta un Arva (non importa se di una marca diversa: comunicheranno lo stesso) e lo sappiano usare.

Ricordiamo anche che l’Arva non è l’unico strumento a nostra disposizione. Immediatamente dopo l’incidente, è bene che alcuni membri del gruppo cerchino tracce visibili o udibili. Ad esempio guanti e bastoncini che indichino l’esatto punto del seppellimento, o voci di persone rimaste in parte in superficie.

Allo stesso tempo un’altra persona contatterà il Soccorso Alpino fornendo tutte le indicazioni del caso (geolocalizzazione, quota, tipo di incidente…).

Una seconda squadra in contemporanea utilizzerà il kit Arva. In caso di ritrovamento delle persone sepolte dalla neve, bisogna liberare le vie aeree in attesa dell’arrivo dei soccorsi, e procedere al massaggio cardiaco e alla respirazione bocca a bocca se se ne hanno le competenze.

Una coperta termica di emergenza è fondamentale per mantenere al caldo le persone estratte dalla neve.

Come trasportare l’Arva

Innanzitutto il dispositivo Arva (immaginiamoci un walkie talkie, come dimensioni e forma) dev’essere a portata di mano e trasportato correttamente, in modo che una valanga non lo faccia volare via, segnalando una posizione sbagliata.

La maggior parte dei produttori fornisce un’imbracatura o un sistema di trasporto e consiglia di portare il ricetrasmettitore vicino al corpo. Dovrebbe anche essere indossato sotto lo strato esterno dei vestiti, vicino al busto, e non riposto in uno zaino.

Alcune persone scelgono di portare il ricetrasmettitore in tasca, ma questo questo si può fare solo in una tasca con cerniera, idealmente fissata tramite il cordino del ricetrasmettitore a un anello interno.

I dati ci dicono che i tassi di sopravvivenza diminuiscono notevolmente dopo che qualcuno è stato seppellito per soli 10 minuti, quindi è fondamentale essere veloci. Per questo bisogna imparare a conoscere l’Arva come conosciamo i nostri computer o cellulari.

Leggi attentamente il manuale del tuo ricetrasmettitore, segui un corso di soccorso in caso di valanga e fai pratica regolarmente con il kit, pala e sonda compresi.

Come usare l’Arva

Ricorda di mantenere sempre un ricetrasmettitore in modalità di invio/trasmissione, fino a quando non è necessaria una ricerca. Non sarai in grado di cambiare modalità dopo che una valanga ti seppellisce e ti immobilizza.

Le persone che non sono state travolte e che indossano il ricetrasmettitore metteranno invece immediatamente le proprie unità in modalità “ricerca” per ricevere il segnale che l’Arva sta inviando. Nei moderni dispositivi basta guardare lo schermo per avere idea di dove arriva il segnale, come in un normale GPS, con tanto di metri di distanza e frecce direzionali.

Una volta avvicinati al luogo dell’incidente, appoggiare l’Arva al suolo, così da avere un’idea più precisa della profondità dell’Arva che sta inviando il segnale, capendo così quanto a fondo dovremo scavare.

Spostiamo il dispositivo a pochi cm dalla neve con movimenti a croce: avanti, indietro, destra, sinistra. In questo modo avremo il punto esatto dove affondare la sonda.

Perchè la trasmissione vada a buon fine, meglio evitare di portare altri dispositivi elettronici come telefoni cellulari o radio vicino al ricetrasmettitore. Tali dispositivi possono interferire con la ricerca e trasmettere segnali ingannevoli.

Prima di partire, insieme agli altri membri del gruppo è opportuno fare dei controlli ai nostri Arva:

  • controllare il livello della batteria, che dev’essere almeno al 75%
  • assicurarsi che la funzione di “ricerca” funzioni
  • assicurarsi che la funzione di “trasmissione” funzioni facendo un rapido test (una persona imposta l’Arva su “trasmissione” e si allontana, mentre gli altri lo cercano con gli Arva in “ricerca”)
  • rimettere tutti i dispositivi in modalità “trasmissione”

Differenza tra RECCO e Arva

Pantaloni, zaini e giacche da sci spesso implementano la tecnologia RECCO. Di cosa si tratta? Può sostituire l’Arva?

I riflettori RECCO non sono ricetrasmettitori. Le persone che indossano questi riflettori passivi possono essere individuate solo da pattuglie di soccorso e gruppi di ricerca che trasportano un’unità di rilevamento RECCO più grande e tecnicamente sofisticata.

Un rilevatore RECCO invia un segnale che rimbalza sul riflettore di chi lo indossa: la persona sepolta non richiede quindi alcuna trasmissione.

Il rilevamento e il salvataggio RECCO sono praticabili solo in un’area ristretta come una stazione sciistica (centinaia di stazioni sono dotate di rilevatori RECCO). Si tratta di situazioni in cui i tempi di soccorso sono troppo stretti per inviare una chiamata di soccorso e le squadre di ricerca rispondono in tempo.

Gli indumenti con i riflettori RECCO non sono quindi un’alternativa all’Arva, ma un’ulteriore misura di sicurezza, utile in un più ristretto numero di casi.

Come usare la sonda

In caso di incidente, tutti i membri del gruppo devono impostare l’Arva in modalità ricezione (mentre alla partenza tutti i dispositivi sono in modalità trasmissione). A questo punto si estraggono le sonde, simili a lunghi bastoncini da trekking.

Una volta individuato il segnale, bisogna iniziare a sondare la neve con seguendo una schema a spirale, tenendo una distanza di un metro dagli altri membri del gruppo. La sonda va tenuta perpendicolare alla superficie della neve, e spinta delicatamente in basso fin quanto possibile.

Ogni volta che spingi la sonda devi fare attenzione che sia più o meno parallela all’ultimo tentativo fatto, così da essere sicuri di sondare l’intero spazio sotto di noi, senza lasciare sacche non controllate.

È importante darsi uno schema, evitando che ci assalga il panico e che la ricerca diventi fortuita, casuale. Dobbiamo essere sistematici, metodici.

Come usare la pala

La pala è di gran lunga lo strumento più grande e ingombrante del nostro kit, ma è anche lo strumento più importante se vieni coinvolto nel salvataggio di un compagno.

In uno scenario tipico il nostro compagno che è stato travolto da una valanga potrebbe trovarsi a un metro dalla superficie. Non è molto, e riusciremo facilmente a valutarne la posizione con la sonda.

Eppure la massa di neve che lo ricopre e che dobbiamo scavare può essere enorme, arrivando a superare la tonnellata. Questo significa che, come per la sonda, solo un approccio metodico e razionale può ottimizzare i tempi di recupero. Niente panico: seguiamo uno schema e non agiamo a caso.

Le linee guida sono:

  • liberare il prima possibile le vie aeree (naso e bocca)
  • utilizzare la sonda per capire la profondità dell’area da scavare
  • spalare prima la neve ai lati della persona travolta
  • non spalare più volte nello stesso punto: ottimizzare le energie

Una volta che la sonda raggiunge il corpo della persona travolta, allontaniamoci di 1-2 metri e iniziamo a scavare (gettando la neve estratta verso valle) a una profondità almeno 1 volta e mezza superiore a quella rilevata dalla sonda.

Meglio iniziare a scavare in ginocchio, senza piegare la schiena a 90°, e facendoci affiancare da un altro soccorritore. Tenere sempre i guanti addosso e mantenere un ritmo e un respiro costanti, perchè solo così si riuscirà a terminare il lavoro senza esaurire le energie.

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