L’escursione al Similaun, la più nota tra le cime della Val Senales, è ambita da tutti gli appassionati alpinisti. Appartenente alle Alpi Retiche, traccia di fatto il confine tra Italia e Austria. Nel 1991 il posto è assurto al clamore della cronaca per il ritrovamento della mummia Ötzi, risalente all’età del rame, conservatasi proprio grazie ai ghiacciai. Dagli attrezzi ritrovati accanto ai resti, pare fosse un pastore nomade. Oggi è possibile ‘fare la sua conoscenza’ a Bolzano, recandosi al museo archeologico dell’Alto Adige. Ma, al di là di questo importante ritrovamento, la località incarna per gli amanti della montagna quel fascino d’eterno che solo i panorami d’alta quota sanno offrire.

Scheda Tecnica:

Difficoltà: Difficile

Tipo di percorso: EEA

Lunghezza TOTALE a + r: 15,8km

Durata TOTALE a + r: 12 h

Dislivello: 1886 m

Punto più basso: 1711 m

Punto più alto: 3772 m

Luogo di Arrivo: Cima Similaun

Punti di appoggio: Rifugio Similaun

Cartografia: Carta Tabacco 04 (clicca qui se hai bisogno di acquistarla)

Come arrivare al punto di partenza e dove parcheggiare

Il punto di partenza consigliato è sicuramente Vernago. Qui troverete il parcheggio (non custodito) della diga dell’omonimo lago artificiale, creato negli anni ’50, alimentato dal Rio Senales. Il paese dista circa un’ora dalla città di Bolzano; bisogna arrivare a Merano e da lì imboccare la SS 36 fino a Senales: da qui seguire la strada provinciale che vi porterà a destinazione. La distanza totale è di 34km ma, chi non volesse utilizzare l’auto, potrà servirsi della linea bus SAD 261 che, ben tre volte al giorno, collega Merano a Vernago.

Itinerario e sentieri da seguire

Proprio nei pressi del parcheggio, è indicato il sentiero da percorrere per raggiungere il Rifugio Similaun, con segnavia n°2. Ci si incammina in direzione nord-est attraversando un boschetto che si apre su un pianoro dove si trova il Rifugio Tisa, un antico maso. Da qui si procede verso Est e ci si addentra nel ‘Vallone’ di Tisa e per un lungo tratto il percorso è una piacevole passeggiata in una lussureggiante prateria per poi risalire i pascoli, in maniera graduale e non particolarmente impegnativa.

Vi potrà capitare di imbattervi in famiglie di camosci. Giunti nella parte più alta del Vallone il paesaggio cambia e il suolo diventa cosparso di detriti ma il sentiero rimane comunque ben visibile, con chiare indicazioni e abbastanza facile da seguire. Si giunge così alla testa del Vallone che, nella parte sinistra è sormontato dalla splendida Punta di Finale.

Da qui il sentiero è leggermente più impegnativo: la salita è più ripida, presenta dei gradoni rocciosi e dei tornanti. Tra accumuli di detriti o di neve (in base al periodo!) si arriva al Giogo Basso, l’insellatura dove è ubicato il Rifugio Similaun (3019m slm). Da qui è ben visibile il percorso che si dovrà intraprendere per la scalata anche se sarebbe preferibile fare una sosta prima di affrontare la parte più impegnativa, magari rimandandola al giorno dopo.

Dopo un piccolo passaggio su roccia, si arriva alla lingua di ghiaccio nota come la Vedretta del Giogo Basso e si inizia a salire sempre tenendo la destra, in prossimità della cresta Ovest del Similaun. D’ora in avanti la pendenza comincia ad aumentare anche se la traccia rimane ben evidente e sicura. Bisognerà aggirare a sinistra il piccolo Similaun e poi di nuovo a destra seguendo la cresta Ovest lungo il suo filo.

Questa parte del crinale è più ‘affilato’ ed esposto ma non difficile per escursionisti esperti; in breve si raggiunge la calotta ghiacciata della vetta dove è posto un Crocifisso metallico. Provate a immaginare la vastità del panorama che vi troverete ad ammirare: il Similaun è infatti considerato punto di confine di ben tre vallate. Potrete ammirare la Val Senales, la Val di Fosse e, sul versante austriaco Niedertal.

Per la discesa, dopo il dovuto riposo, è opportuno tornare sui propri passi.

Alternative al percorso

La prima salita fino a questa cima di cui si ha notizia risale al 1834, quando 2 alpinisti T. Kaserer e J. Raffeiner la conquistarono per la cresta Sud. Salirono seguendo un percorso che ancor oggi può condurre in cima: in tal caso dovrete partire da Madonna di Senales.

L’alternativa più utilizzata, e anche più breve, è quella che prevede l’uso della seggiovia. Partendo da Vernago si prosegue in auto fino a Maso Corto e lì è possibile utilizzare gli ampi parcheggi. In pochi minuti si arriva alla Croda delle Cornacchie e si comincia il percorso scendendo fino al limite della Vedretta del Giogo Alto, molto vicini al confine austriaco e al rifugio Bellavista. Bisogna attraversare alcune terrazze a lastroni e tramite alcuni passaggi rocciosi attrezzati, si arriva al Rifugio Similaun. L’ultimo tratto del percorso, per arrivare in cima, è quello già descritto. Solitamente questa soluzione è scelta da chi preferisce concentrarsi sul percorso impegnativo della parte finale.

E’ pericoloso?

Se non si è esperti, si. L’ultimo tratto agevole per gli alpinisti, risulta invece pericoloso per gli escursionisti per hobby.

Abbigliamento e attrezzatura consigliata

Abbigliamento adeguato alla montagna, in base anche alla stagione; per affrontare l’ultimo tratto portare sempre con sé una piccozza, i ramponi, il casco, una corda, i moschettoni e l’imbragatura.

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Quando andare?

Il periodo migliore è da metà giugno a fine settembre, durante il quale si trovano le migliori condizioni meteo e ambientali.

Meteo

Dove dormire

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Altre informazioni utili

L’itinerario è, per l’ultimo tratto, consigliabile solo agli escursionisti esperti, muniti di apposito equipaggiamento. È inoltre consigliabile dividere il percorso in due giornate, proprio perché la seconda parte, più impegnativa, va affrontata dopo ben 3,5h di cammino che servono per raggiungere il rifugio Similaun (da sempre adottato come campo base per l’ascesa al ghiacciaio).

Curiosità

Per creare il lago di Vernago è stato necessario sommergere delle costruzioni preesistenti. Nei periodi in cui il livello dell’acqua è più basso, è possibile scorgere il campanile della vecchia chiesa del paese.

Confrontando le foto di oggi con quelle scattate poco più di vent’anni fa, si può notare l’ampia riduzione del ghiacciaio, frutto di un inesorabile riscaldamento globale.