L’escursione di Sotecordes racchiude in sè il fascino del Parco Naturale delle Dolomiti e la sua incredibile varietà naturalistica: è la perfetta testimonianza del tesoro di biodiversità racchiuse e protette dallo scrigno alpino. Il percorso è abbastanza agevole, ben tracciato e segnalato. La vista da queste parti è sempre spettacolare: i colori delle montagne assumono sfumature diverse in base alle condizioni atmosferiche e all’orario conferendogli una bellezza incomparabile.

I più fortunati avranno l’opportunità di poter assistere ai volteggi aerei delle aquile reali che nidificano proprio lungo le pareti basse di Sotecordes e del Col dei Bòs e alle scalate rocciose dei camosci che, normalmente si muovono in gruppi familiari.

Scheda Tecnica

Difficoltà: media

Tipo di percorso: E

Lunghezza TOTALE a + r: 7,5 km

Durata TOTALE a + r: 3:30 h

Dislivello: 420m

Punto più basso (m): 2083

Punto più alto (m): 2448 m

Luogo di Partenza: Rifugio Dibona

Cartografia: Cortina d’Ampezzo e Dolomiti Ampezzane – 03 – 1:25.000 (clicca qui se hai bisogno di acquistarla)

Come arrivare al punto di partenza e dove parcheggiare

Il punto di partenza per questo percorso ad anello è il Rifugio Dibona. Partendo in auto da Cortina si percorre la SS48, direzione Falzarego. Bisogna superare la chiesetta di Vervei e proseguire fino ad incontrare il bivio per Fedarola. Lungo la strada, dopo un breve tratto, troverete l’indicazione per il rifugio. L’ultimo tratto di strada è sterrato ma tranquillamente percorribile.

In alternativa, sempre partendo da Cortina, si può prendere il bus per Falzarego e chiedere la fermata al bivio per Fedarola, percorrendo a piedi l’ultimo tratto.

Itinerario e sentieri da seguire

Dal Rifugio Dibona parte il sentiero n 403 seguendo l’indicazione Rifugio Giussani che si trova a Forcella di Fontananegra. Da qui parte la via normale per la Tofana di Rozes (tra i simboli più noti delle montagne di Cortina) da seguire fino all’incrocio con il sentiero 404. Il sentiero condurrà dopo un breve percorso proprio alla base della parete della Tofana che bisognerà costeggiare fino a Forcella Col dei Bos.

Ci si trova in uno dei punti più panoramici della conca ampezzana da cui è possibile scorgere tutta la zona compresa tra le Cinque Torri e il Sorapis. Ma questa è anche una zona di fortificazioni militari e i resti di molte trincee sono ancora oggi ben visibili. Particolarmente suggestiva la galleria del Castelletto sulla Tofana di Rozes, una delle tante realizzate durante la prima guerra mondiale sul territorio. Oggi fa parte della via Ferrata Lipella.

Adesso inizierà la discesa tramite il sentiero 402 ma prima, mentre si è ancora sulla forcella, val bene la pena di ammirare il versante opposto con le Cime di Fanis , Torre e Vallata Travenanzes che colpisce per la sua lunghezza e per la natura incontaminata che preserva.

Continuando la discesa si arriverà all’incrocio con una mulattiera, il sentiero CAI 412: anche questo è un punto di osservazione privilegiato e oltre alle bellezze del luogo, si potrà vedere l’importante testimonianza storica lasciata dalla strada militare, risalente alla prima grande guerra, che, con un percorso in leggera salita, parte dal Cason di Rozes, e attraversa anche una piccola galleria ricavata nella roccia dolomitica.

Seguendo il tracciato del sentiero 412 si chiuderà il percorso ad anello arrivando proprio al Rifugio Dibona, punto di partenza dell’escursione.

Alternative al percorso

Una valida alternativa è quella del punto di partenza dalla località Cianzopè (a quota 1730m), in prossimità della strada che porta al Rifugio Cinque Torri. Troverete qui un buon parcheggio per la vostra auto ma bisognerà tornare indietro per circa 100m e imboccare il sentiero 442 che porta al Rifugio Dibona per poi seguire il percorso ad anello, sopra descritto.

Sempre dal nostro punto di partenza è possibile, anziché fare un percorso ad anello, seguire il sentiero di Sotecordes fino al rifugio Lagazuoi che si trova a quota 2752m, l’ultimo tratto sarà fatto in funivia e da qui in bus (per poter recuperare l’auto!). Chi sceglie questo itinerario deve prestare attenzione al calendario di apertura sia degli impianti che dei rifugi. Rispetto al precedente, ad un certo punto del sentiero 412, anziché dirigersi verso il rifugio Dibono si proseguirà costeggiando la S.S. di Alemagna fino ad incrociare il sentiero CAI 224 che porta, con un percorso in salita lungo poco più di 1,5 Km, fino al Passo Falzarego. Il sentiero attraversa poi tutto il Pian dei Menis fino al rifugio Col Gallina. Manca poco all’arrivo a Falzarego dove si potrà prendere la funivia. Il percorso è più lungo ma conduce a quella che indiscutibilmente è la terrazza panoramica più alta nel territorio di Cortina d’Ampezzo.

E’ pericoloso?

No, non presenta tratti esposti. Verificare sempre le condizioni meteo, anche dei giorni precedenti all’escursione, per poter valutare il terreno che, in alcuni tratti, potrebbe diventare fangoso.

Abbigliamento e attrezzatura consigliata

Normale dotazione escursionistica; in inverno equipaggiamento da neve, ciaspole e bastoncini. Consigliato un buon binocolo per una fruizione ancora più intensa del panorama.

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Quando andare?

L’escursione è fattibile tutto l’anno. Ovviamente camminare sulla neve è più faticoso per chi non è allenato; il periodo migliore è in genere da giugno a ottobre.

Meteo

Dove dormire

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Altre informazioni utili

Sulle pendici di Sotecordes e nei luoghi adiacenti si può ammirare una ricca varietà faunistica oltre a preziose piante che a questa latitudine sono endemiche. In estate e all’inizio dell’autunno si potrà ammirare la fioritura della Campanula Morettiana e poi mughete e pino cembro. Per gli appassionati di botanica, e non solo, un vero paradiso.

Curiosità

Il Rifugio Dibona fu costruito durante la prima guerra mondiale e gli fù dato il nome di Rifugio Tarditi dal nome del colonnello che guidava quel distaccamento militare. Era il punto di partenza dei nostri soldati per difendere il confine e riconquistare posizioni cadute in mano nemica.

Fu ricostruito e ampliato all’inizio degli anni ’50 e gli fù attribuito l’odierno nome, in memoria e omaggio al famoso Angelo Dibona, considerato ancor oggi la più grande guida alpina italiana: primo fra tanti ad aver aperto sentieri e conquistato importanti vette.