Tende da trekking, sacchi a pelo, corde, moschettoni… lo zaino è pesante, e qualsiasi esperto vi dirà di tenere solo l’essenziale. Ma noi oggi prendiamo una deviazione del sentiero, e vi invitiamo ad aggiungere un piccolo peso. Qualche grammo in più che può valere quanto una borraccia di scorta. Parliamo infatti dei migliori libri di montagna: storie d’anime e animali, di boschi e di pareti, che ci ricordano perché un giorno ci siamo innamorati di queste terre “aspre e dolci”, per citare Mauro Corona.

Non solo alpinismo, ma anche esplorazione e storia, vita d’alta quota, amicizia e amore saranno protagonisti in questa ideale biblioteca, che non vuole certo essere esaustiva.

Qualcuno subito obietterà che mancano grandi nomi come Rigoni Stern, Buzzati o Kugy. O lo scozzese John Muir, che con i suoi libri ha ispirato la nascita dell’americano Sierra Club, la più antica e grande organizzazione ambientalista degli Stati Uniti.

Mancano anche grandi celebrità dell’alpinismo moderno, come Simone Moro, Alex Honnold o Tommy Caldwell… ma ci siamo fatti guidare da istinto e ricerca di un equilibrio tra “estremismo” e introspezione, romanticismo e contemporaneità. Certi che questi 20 libri restituiscano il complicato amore per la montagna a 360 gradi.

Perché leggere i libri di montagna

Immaginate di raggiungere il bivacco in un pomeriggio d’agosto. Siete in quota, le nuvole sono sotto di voi e si sente solo il rotolio dei sassi che qualche lontano stambecco lascia scivolare sui fianchi del monte.

Aspettando lo spettacolo del tramonto, vi stendete al sole e iniziate a viaggiare. Dal Karakorum alle Ande, dal Caucaso alle Alpi Giulie, dalle esplorazioni dei pionieri ottocenteschi all’approccio tra punk e yoga dei climber dei nostri anni.

Non è un caso se tanti uomini e donne di montagna hanno voluto raccontarsi nei libri. Da sempre la montagna – come il mare di Omero e di Conrad – è essa stessa archetipo narrativo, dalla Bibbia a Thomas Mann. È sfida e ricompensa, sublime e terribile, romantica e indifferente.

Un teatro perfetto per drammi epici, dove i protagonisti non sono eroici superuomini, ma ambigui “conquistatori dell’inutile”, come spietatamente si autobattezzò uno di loro, il francese Lionel Terray.

Leggere i grandi libri di montagna ci porta allora non solo a rimettere a fuoco il nostro amore per cime e forcelle, ma anche a riflettere sulle motivazioni che ci spingono. Su cosa ci porta a svegliarci all’alba, a faticare in salita e a volte anche a rischiare.

Come esiste il mal d’Africa, così esiste il mal di montagna. E no, non è il mal di testa d’alta quota, ma quella passione assurda che una volta che ci cattura non ci lascia più andare.

Per qualcuno significa sfidare i giganti della terra in inverno, per altri esplorare i monti più vicini ogni domenica. A ognuno il suo Annapurna, diceva Maurice Herzog, il primo uomo a mettere piede su un Ottomila.

Il filo rosso (o, meglio, la corda) che ci lega tutti, escursionisti e climber, trail runner e fotografi naturalisti, campeggiatori e scialpinisti, è quel pungolo misterioso. Quella voglia di lasciare le comodità della casa e della città e inerpicarci dove l’aria è sottile.

Perché lo facciamo?

L’unica risposta valida suona quasi come una presa in giro, ma noi sappiamo che è tanto semplice quanto vera. La diede nel 1924 l’alpinista George Mallory a un giornalista che gli chiedeva perché mai volesse scalare l’Everest (montagna all’epoca inviolata, che gli sarebbe costata la vita).

Mallory rispose: “Perchè è lì”. Un motto zen, nonché la più onesta risposta che potesse dare.

L’Everest, il K2, la montagna dietro casa, il colle di Leopardi, la cresta che domina il rifugio… sono lì. Ecco perché siamo sul sentiero.

Le migliori offerte

Prima di raccontare quali sono secondo noi i migliori libri di montagna, diamo un’occhiata alle migliori offerte che si trovano su Amazon. Nel capitolo successivo proponiamo invece la nostra personale top 20.

I 20 migliori libri di montagna: recensioni

Montagne di una vita – Walter Bonatti

Ok, in premessa abbiamo detto che l’idea degli alpinisti come eroi proprio non ci piace, è datata e sbagliata. Ma Bonatti ci costringe a un’eccezione. Nel senso che sicuramente rappresenta l’ultimo eroe romantico dell’alpinismo: bello e coraggioso, sofferente ma invincibile, domatore di cime ghiacciate e deserti bollenti.

Per chi non conoscesse questo gigante delle terre selvagge, non resta che mettere nello zaino questa raccolta di avventure, un pilastro tra i libri di montagna.

Più che un atleta Bonatti è stato un simbolo, la summa e la conclusione di un’idea di montagna, che dopo di lui ha preso altre vie. Diventando problematica e filosofica (Messner) o estrema e adrenalinica (Manolo e i suoi fratelli).

15 anni di carriera, interrotta con la solitaria del Cervino all’apice del successo, come solo le più grandi rockstar sanno fare. Basterebbe la sua storia sul K2 (no spoiler, per i pochi che non sapessero di cosa si tratta) a fare di Bonatti l’Ulisse della montagna.

Ma è solo uno dei capitoli eccezionali di una vita che pare fatta per diventare romanzo di avventura. Un libro da leggere d’un fiato, sul divano o su una branda di uno scomodo bivacco.

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Montagne di una vita
  • Bonatti, Walter (Author)

Aria sottile – Jon Krakauer

Se si parla di libri di montagna non si può non citare quello che probabilmente è il più importante best seller del genere. Lo scrittore e appassionato di montagna Jon Krakauer entra in questa nostra classifica 2 volte, ma non certo per un nostro favoritismo.

È infatti riuscito a pubblicare due libri che sono stati un successo ben al di là della sola comunità di alpinisti ed escursionisti. Parliamo di “Nelle terre selvagge” (ma forse il titolo originale “Into the wild” rende meglio l’idea di cosa stiamo parlando) e di questo “Aria sottile”.

Se l’Himalaya nell’800 era una terra incantata calpestata solo dai locali e da pochi coraggiosi, oggi è diventata un parco giochi per ogni sorta di avventuriero, più o meno preparato. Krakauer racconta questa deriva attraverso una storia vera che ha il ritmo di un thriller, e nella quale lui è coprotagonista e testimone diretto. E, è il caso di aggiungere, uno dei pochi sopravvissuti.

Un must nella biblioteca di ogni appassionato di monti, nonché il libro alla base dell’ottimo film “Everest” (2015).

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Aria sottile
  • Krakauer, Jon (Author)

La vetta degli dei – Jiro Taniguchi

Sorprenderà la scelta di un manga giapponese in questa selezione dei migliori libri di montagna, ma questi 5 volumi di Taniguchi meritano di stare qui, fidatevi.

Per chi non lo conoscesse, l’autore è uno dei grandissimi nomi del fumetto nipponico, paragonabile a uno Spielberg o a uno Scorsese per il cinema americano. Questa sua opera monumentale è in parte un thriller in parte un canto d’amore alla montagna e alla sfida assurda che a volte rappresenta.

La storia prende l’avvio da un ritrovamento epocale: la macchina fotografica di Mallory, alpinista inglese che morì nel tentativo di raggiungere per primo la vetta dell’Everest nel 1924.

Mallory fu visto affrontare la rampa finale verso la cima, salvo poi scomparire per sempre. Se sviluppato, il rullino potrebbe dimostrare che l’inglese ha battuto di ben 29 anni il neozelandese Hillary, ufficialmente il “conquistatore” dell’Everest insieme allo sherpa Tenzing Norgay.

Come in ogni giallo che si rispetti, questo piccolo tesoro viene rubato a Khatmandu, e sulle sue tracce si mette il giovane e tormentato fotografo Fukamachi. Presto la sua ricerca lo mette di fronte al misterioso alpinista Habu Jôji, dato per disperso anni prima.

Cosa ci fa in Nepal? È collegato al furto della macchina fotografica di Hillary? Quale impresa senza precedenti sta preparando quest’uomo dallo sguardo feroce, che sembra pronto a sacrificare qualsiasi cosa pur di raggiungere le “vette degli dei”?

Un romanzo a immagini di qualità eccezionale, dove i meravigliosi e accurati disegni sembrano trasportarci tra le quasi ultraterrene cime dei giganti della terra.

Parete ovest – Reinhold Messner

Poteva mancare Reinhold Messner in una lista dei migliori libri di montagna? L’alpinista della val di Funes non solo è un sinonimo di montagna, ma è anche un divulgatore eccezionale, e un uomo dal carisma magnetico.

Primo scalatore ad aver salito tutti i quattordici Ottomila della terra, Messner ha compiuto alcune fra le sue imprese più straordinarie nelle Alpi, e proprio alle Alpi è dedicato questo libro di bilanci.

Un libro di un alpinista maturo, che riflette sulla fragilità dell’uomo nei confronti della montagna. Una fragilità che stupisce, se si pensa che a parlare è una sorta di Superman degli Ottomila. Uno che in vita sua ha spostato più volte l’asticella di cosa sia umanamente possibile.

Ad affascinare in Messner è proprio questo suo misto di supereroismo e di complessità molto umana, maturata in decenni di avventure in cui non sempre i suoi compagni sono sopravvissuti.

K2, il nodo infinito – Kurt Diemberger

A fare da contraltare a Messner non ci può essere che Kurt Diemberger, in una biblioteca dei migliori libri di montagna. Godereccio e umanissimo, ironico ed eclettico, a guardarlo l’austriaco pare più un bevitore da rifugio che un alpinista di altissimi livelli.

Questo libro è un’autobiografia e il racconto struggente di un triangolo amoroso con risvolti tragici. Ci sono Kurt, la sua compagna Julie Tillis e la loro comune ossessione: il K2. La seconda montagna più alta della terra, ma probabilmente la più pericolosa e difficile da affrontare.

I due – battezzati “la più alta troupe cinematografica della terra”, visto che giravano carichi di cineprese anche ad alte quote – corteggiano quel cristallo di 8.611m per anni, fino al tragico 1986.

Quell’anno, come in un romanzo, al campo base si ritrovano alcune tra le più grandi personalità dell’alpinismo mondiale: Renato Casarotto, Jerzy Kukuczka, Wanda Rutkiewic… tutti con un’impresa in testa. Ma il meteo e il K2 hanno altri piani.

Lucido e lirico allo stesso tempo, Diemberger ci accompagna in un viaggio che avrebbe spezzato fisico e animo di molti altri uomini. Impossibile non commuoversi di fronte a questa estrema storia d’amore, che come tutte le storie d’amore è un nodo infinito.

Le otto montagne – Paolo Cognetti

La montagna non è solo creste vertiginose e imprese al limite della follia. É anche il passo lento, il silenzio, l’amicizia che si cementa con il ritmo del fiato in salita. Il giovane scrittore Paolo Cognetti vince il prestigioso Premio Strega con questa storia che porta da Milano a Grana, paesino ai piedi del Monte Rosa.

Qui i protagonisti Pietro e Bruno passano le estati, per motivi diversi, ma uniti dalla musica del torrente che incide la valle e dall’amore per le cime. Il rapporto con il padre, l’amicizia, l’educazione sentimentale fatta di condivisione profonda, silenzi e fatica… sono questi i temi di un libro ben lontano da retoriche di eroismo montano.

Paragonato a Hemingway, Jack London e Mark Twain, Cognetti ci regala un racconto di formazione che ci riporta alla dimensione umana e quotidiana della montagna. Niente exploit o imprese atletiche, ma “solo” la vita che scorre e che cambia lenta sotto i nostri occhi, come la neve nei canaloni con il passare delle stagioni.

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Le otto montagne
  • Cognetti, Paolo (Author)

Confessioni di un serial climber – Mark Twight

Spettiniamo la retorica dei tipici libri di montagna con questo grido punk a firma di Mark Twight. Siamo sicuri che l’alpinismo debba sempre essere zen, fatalista, quasi monacale? Questo grande alpinista americano è di un’altra idea, e ricorda più un membro dei Sex Pistols che Bonatti e Messner.

Dissacrante e sofferto, arrogante e struggente, questo libro è uno sputo in faccia alla mediocrità. Oltre che un modo per sfuggire agli impulsi autodistruttivi che – Twight svela senza pudore – animano qualsiasi alpinista estremo.

Non è un libro per tutti, ma neanche le montagne sono per tutti, no?

Appeso a un filo di seta – Hans Kammerlander

Come definire Hans Kammerlander? Potrebbe bastare dire che è salito su tredici Ottomila. Sì, tredici, non quattordici. Gliene manca uno, e gli va bene così: la montagna che gli manca, il Manaslu, si è presa due suoi amici, e lui non vuole più averci niente a che fare. Tanti saluti al concetto di record, agli obiettivi fatti con lo stampino, alle medaglie da appuntarsi al petto.

Storico compagno di scalata del ben più celebre Messner, Kammerlander è uno in grado di scendere con gli sci dalla cima di Everest, Nanga Parbat e K2. Oltre che di scalare lo stesso Everest senza ossigeno in sole 16 ore e 45 minuti!

In questo libro si racconta senza censure o pose, con un’onestà disarmante che vale più delle sue numerose menzioni nel Guinnes World Record.

È buio sul ghiacciaio – Hermann Buhl

Considerato uno dei più grandi alpinisti di tutti i tempi, Buhl è soprattutto ricordato come l’inventore del cosiddetto “stile alpino” applicato ai grandi Ottomila.

Con il già citato compagno Kurt Diemberger – all’epoca giovanissimo – nel 1957 effettuò la prima ascensione senza ossigeno del Broad Peak (8.047 m).

La spedizione si trovò senza portatori prima del campo base e Buhl ne approfittò per affrontare la salita come se si fosse trattato di un’ascensione nelle Alpi Occidentali. Ovvero senza appoggi esterni, senza ossigeno supplementare e con attrezzatura relativamente leggera. Un metodo che da lì in avanti sarà denominato “stile alpino”, e ispirerà generazioni di alpinisti, da Bonatti a Simone Moro.

Pochi giorni dopo, Buhl precipitava nel vuoto nel tentativo di salire il Chogolisa, sempre insieme all’amico Diemberger, che gli sopravviverà.

In questo classico dei libri di montagna l’austriaco racconta i suoi inizi nelle Alpi e la sua conquista – considerata una delle più straordinarie imprese di sempre – del Nanga Parbat nel 1953. Uno dei grandi capitoli dell’epopea degli Ottomila.

Il volo della martora – Mauro Corona

Lo sappiamo, l’iconico scrittore di Erto è ormai diventato un personaggio televisivo di dubbio gusto. Barba, bandana e canottiera di Corona a questo punto sono forse più degli elementi del suo costume che dei tratti autentici.

Ma non si può non dargli un posto sugli scaffali dei migliori libri di montagna, ricordando i suoi albori di “uomo rinascimentale” dei monti: scrittore, scultore, scalatore (e cacciatore, bevitore, sbruffone…).

Questi 26 racconti sono un affresco crudo della sua vita alle pendici del tragico monte Toc, che nel 1963 scaricò nel lago del Vajont 270 milioni di metri cubi di roccia, provocando la morte di 2000 persone.

Un’infanzia dura in terre “erte” di nome e di fatto, segnata dall’alcolismo e dalla severità del padre. Ma anche dalle voci del bosco, dal silenzio dell’alpe e dalle poco turistiche vette che circondano la sua valle.

La morte sospesa – Joe Simpson

Se dovete scegliere un film che racconti al meglio il dramma romanzesco dell’alpinismo, andate sul sicuro: La morte sospesa, del 2003. E altrettanto sicura è la presenza del libro da cui il film è tratto in qualsiasi biblioteca dei libri di montagna. Se fosse un romanzo, la sua inverosimiglianza darebbe un certo fastidio, ma romanzo non è.

Nel 1985 due giovanissimi (e spericolati) alpinisti inglesi, Simon Yates e Joe Simpson, raggiungono la remota vetta del Siula Grande (6536 m) nella Ande peruviane. Ma, come ogni guida alpina vi ricorderà, il problema non è la salita, è la discesa.

E proprio in discesa i due vengono colti da una bufera, e Simpson precipita rompendosi una gamba. Yates è ancora legato a lui, e tenta di issarlo con complicate manovre. Ma il compagno è sospeso a corpo morto nel vuoto di un crepaccio, e la fatica è troppa.

Yates non ha scelta: con le ultime forze trova un coltello e taglia la corda, condannando l’amico a morte sicura, nelle gelate profondità della montagna.

Ritornato miracolosamente al campo base, invece di fare i bagagli e avviarsi verso la civiltà, Yates rimane nella sua tenda, quasi catatonico, annientato da shock e senso di colpa. Fino a che, giorni dopo, una voce dalla montagna lo risveglia dal suo sonno ad occhi aperti.

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La morte sospesa
  • Simpson, Joe (Author)

La leggenda dei monti naviganti – Paolo Rumiz

Paolo Rumiz è uno scrittore, giornalista e viaggiatore triestino che da anni esplora storia e geografia del Vecchio Continente. Tra i libri di montagna da ricordare il suo “La leggenda dei monti naviganti” ha uno spazio obbligato.

Il libro racconta le cime italiane, le Alpi e gli Appennini, gli 8.000 km di spina dorsale del nostro Paese, così spesso ricordato solo per il mare o le città d’arte. Rumiz ci fa da guida in un viaggio dove a sua volta è guidato da uomini di monte o di valle, come Rigoni Stern, Bonatti, Guccini e Capossela.

Un’esplorazione di un’Italia poco patinata, lontana dal chiacchiericcio della tv e degli aperitivi: un territorio alto, e altro.

Le mie scalate nelle Alpi e nel Caucaso – Albert Mummery

Alzi la mano chi da piccolo – come chi scrive – sognava di grandi avventure in paesi remoti, guardando antiche mappe e libri di viaggio ingialliti… ecco, per tornare viaggiatori bambini basta immergersi nella lettura di questo libro di Mummery.

L’inglese Mummery a 15 anni era già sulla cima del Cervino, e da lì non si fermò fino alla morte. Grande fautore dell’alpinismo senza guida e dell’esplorazione extra-europea, teorizzò l’approccio alla montagna “by fair means”, con mezzi leali, già negli anni ’80 dell’800.

Un’idea che lo rende precursore di tutti i futuri grandi che lo avrebbero preso ad esempio, da Bonatti a Messner. Come non togliersi il cappello di fronte alla sua non-impresa sul Dente del Gigante (Alpi Occidentali), dove rinunciò alla cima solo perchè non poteva essere scalata in arrampicata libera.

Lasciò un messaggio in una bottiglia, avvertendo i successori: “impossibile by fair means”. Come dire: se volete “barare”, fate pure, ma non fa per me.

Questo libro racconta le avventure sulle Alpi e nel Caucaso di un romantico che vedeva ancora l’alpinismo come un “gioco incontaminato”.

E ancora incontaminate sono le cime che racconta, un elenco lunghissimo a cui purtroppo manca il Nanga Parbat, montagna “mangia uomini” dalla quale non ritornò mai.

La mia sfida al destino – Heinrich Harrer

Nessuno degli autori di questi libri di montagna ha avuto una vita tranquilla o banale. Ma rispetto a Heinrich Harrer anche Reinhold Messner pare un impiegato del catasto.

L’austriaco Harrer inizia la sua carriera nel ’38 dando l’assalto alla parete nord dell’Eiger, considerata “l’ultimo grande problema delle Alpi”. L’ascesa diventa una gara/collaborazione con una cordata tedesca, un’epica maratona di 4 giorni che li vide vittoriosi.

L’impresa inevitabilmente fu sfruttata dalla propaganda nazista. Il che getta tuttora una luce abbastanza fosca sul credo politico di Harrer, che come minimo non si sottrasse a questa celebrazione di regime.

Ma è l’anno dopo che la sua vita ha una svolta ancora più avventurosa. Nel ’39 partecipa a una spedizione tedesca in Kashmir, ma viene arrestato nell’India britannica. Rinchiuso in diversi campi di prigionia alle pendici dell’Himalaya, finalmente riuscì a fuggire nel ’44, raggiungendo il Tibet, nazione indipendente e all’epoca chiusa agli stranieri.

Harrer vagò per il Tibet per mesi, fino a raggiungere la capitale Lhasa nel ’46, dove venne preso in simpatia dalla corte del Dalai Lama, del quale diventò tutore e insegnante di inglese e di scienze. Quando nel ’50 il Tibet venne invaso dai cinesi, Harrer tornò in patria e scrisse i suoi libri, tra cui il celeberrimo “Sette anni in Tibet”.

Basterebbe (e avanzerebbe) questo per parlare di vita avventurosa, ma “La mia sfida al destino” racconta anche delle sue altre esplorazioni in tutto il mondo. Un viaggio meraviglioso, in un mondo ancora impermeabile alla globalizzazione.

Point Lenana – Wu Ming 1 e Roberto Santachiara

I Wu Ming sono un collettivo di scrittori di Bologna, da decenni impegnati sul fronte del romanzo storico, spesso con un’importante impronta politica.

Uno di loro (l’anonimo Wu Ming 1), insieme a Roberto Santachiara, in questo Point Lenana si dedica soprattutto a un episodio poco noto della storia dell’alpinismo. Inserendolo in una trama vertiginosa che mette insieme protagonisti maggiori e minori del ‘900.

Nel 1943, in piena Guerra Mondiale, tre italiani fuggono da un campo di prigionia inglese e scalano il Monte Kenya con mezzi di fortuna. Salvo poi tornare di loro spontanea volontà al campo, dopo aver assaggiato la libertà e l’avventura in alta quota.

Il libro racconta di uno di loro, Felice Benuzzi, e della sua vita che incrocia tante altre vite. Passando così dalla Trieste asburgica alla Roma mussoliniana, dall’Etiopia “italiana” del folle generale Graziani alle Dolomiti del rocciatore triestino Emilio Comici.

Romanzo epico in forma di saggio e lettera d’amore ai monti, che così spesso – al di là delle retoriche di ogni colore – sanno fare rima con libertà.

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Point Lenana
  • Wu Ming 1 (Author)

Annapurna – Maurice Herzog

Tra i libri di montagna, e soprattutto di quella alta, non può non trovare posto questa testimonianza del primo essere umano ad aver messo piede su un Ottomila.

Veterano della resistenza francese, Maurice Herzog guidò la spedizione francese sull’Annapurna nel 1950, raggiungendo la vetta senza ossigeno. Un’impresa che pagò con amputazioni di gran parte delle dita di piedi e mani.

L’uomo che aprì la strada alla “conquista” dell’Everest qui si racconta in un diario dove il successo cammina sullo stesso sentiero di frustrazioni, errori, sofferenza e motivazioni tanto forti quanto misteriose.

Il già citato Joe Simpson, autore del best seller “La Morte Sospesa”, senza giri di parole lo definisce “semplicemente il più grande libro di montagna mai scritto”. Serve altro?

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Annapurna. Il primo 8000
  • Herzog, Maurice (Author)

Nelle terre estreme – Jon Krakauer

Un libro che, soprattutto dopo il film cult di Sean Penn, Into the Wild, non ha bisogno di presentazioni.

Dopo la laurea il ventiduenne Chris McCandless inizia a girare l’America zaino in spalla. Niente di strano, apparentemente il classico periodo sabbatico tra monti e valli, tipico di un paese ancora molto legato al mito della natura e dell’ovest e del nord più selvaggi.

Ma Chris ha in mente altro. Il suo divorzio dalla società dei genitori, degli insegnanti e degli uffici è definitivo. Lui vuole vivere come un nuovo John Muir, in comunione con la natura, cambiando lavoro e posto ogni volta che ne ha voglia.

Il suo viaggio, ormai è risaputo, finirà male a causa di un errore banale che “nelle terre estreme” diventa fatale. Un guado mancato, un frutto sbagliato, e il suo autobus disperso nelle nevi dell’Alaska diventa una tomba.

Krakauer ricostruisce la sua storia a partire dai diari e dalle interviste ad amici e familiari. E se il film spesso eccedeva in retorica, il libro restituisce in maniera sfaccettata la vicenda di un ribelle in fondo non così ingenuo e impreparato.

Di sicuro Chris, forse suo malgrado, è diventato un personaggio simbolo della letteratura americana. In qualche modo simile a Huckleberry Finn e Martin Eden, ha detto no al conformismo e cercato nella natura una vita più autentica.

Forse la vera tragedia non è la sua morte quasi casuale, ma il fatto che senza saperlo con il suo gesto abbia generato nuove forme di conformismo. Fino ad arrivare ai tour guidati per un selfie di fronte all’autobus in Alaska che fu la sua casa in quei mesi solitari e radicali.

Non ti farò aspettare – Nives Meroi

A volte pare che la montagna e l’alpinismo siano i regni dell’individualismo. L’uomo solo di fronte al pericolo, eroico e sprezzante, ritorna invitto dalla lotta, o muore in maniera epica. La voce di Nives Meroi ci ricorda quanto assurda e parziale sia questa visione.

Nives, grande alpinista friulana, non ha mai affrontato la montagna da sola, ma quasi sempre in gruppo, e in particolare in coppia, con il marito e compagno di cordata Romano Benet.

Tanto che i due avevano condiviso il progetto di diventare la prima coppia a salire tutti i quattordici Ottomila del pianeta senza ossigeno. E strada facendo Nives si scopre in lizza per essere la prima donna a scalarli tutti. Ma nel 2009 qualcosa si rompe.

Il marito si sente male durante una scalata, e lei rinuncia alla cima e al record: da sola non vuole arrivare, non sarebbe un traguardo vero. Tornato a valle, Romano si scopre malato, e il loro sogno di coppia pare interrompersi forzatamente.

Ma è solo il primo atto per una coppia che ha fatto della sfida alle difficoltà il proprio sentiero principale. Un libro che ricorda al lettore che la montagna non è il valore più alto nella vita di un uomo.

Quel mondo inesplorato – Eric Shipton

Eric Shipton è un alpinista ed esploratore in inglese, nonché un altro di quegli avventurieri la cui vita è più romanzesca di un romanzo. Nato in Sri Lanka, si reinventò più volte: da piantatore di caffè in Kenya a pioniere dell’alpinismo himalayano negli anni ’30.

Ma è noto soprattutto per aver condiviso con Harold Tilman diverse avventure: dall’esplorazione della valle del Shaksgam (Kashmir) all’attraversamento dell’Africa in bicicletta. Per lui l’intero pianeta fu una mappa da decifrare in prima persona, dalla Cina alle Ande.

In questo libro, che si legge come un fantasy d’alta scuola, scorrono luoghi misteriosi e allora ancora quasi irraggiungibili, raccontati con la curiosità di un uomo per cui la vita era un continuo superamento del limite. Geografico e mentale.

Il peso della farfalla – Erri De Luca

Concludiamo la nostra top 20 con Erri De Luca, anomalo napoletano di montagna, spesso compagno di cordata di Mauro Corona. “Il peso della farfalla” è un libro esile e denso, dal sapore hemingwayano, dove al posto del mare c’è la roccia, e al posto di un marlin un camoscio.

Proprio un camoscio è protagonista del libro, che dà voce e pensiero agli abitanti muti delle nostre montagne. Il camoscio è anziano, e anziano è il cacciatore che lo bracca. I due si annusano, si studiano, si sfidano. E si riconoscono.

Se la montagna più aspra e meno turistica potesse parlare, forse scrivere un libro come questo. In un’ideale, lunghissima giornata in bivacco, dopo questi 20 libri si è fatta sera.

Il lettore-escursionista apre questo libro di De Luca dopo le fatiche di un lungo giorno, con i muscoli delle gambe che ancora bruciano per la salita e gli occhi ancora pieni della luce del tramonto.

Sopra il bivacco arriva lento il crepuscolo, seguito dalla via lattea, mentre il vecchio e il camoscio si avvicinano sempre di più, fino quasi a confondersi.